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I profumi di Boboli e i segreti dell’antica spezieria
Questo è il mio articolo sulla rivista Toscana & Chianti News.
E’ bello perdersi tra i viali di lecci e le collezioni di agrumi del Giardino di Boboli a Firenze che dal 16 al 19 maggio 2013 ospita la settima edizione di I profumi di Boboli, un evento della tradizione artistica e manufatturiera legata all’universo botanico.
Una piccola nicchia di produttori esclusivi di fragranze, profumi, saponi, candele, cosmetici, estratti da erbe aromatiche, spezie, fiori e piante profumate, tessuti e antiche stampe, accessori e complementi, rigidamente selezionati per qualitĂ e autenticitĂ del prodotto e per rappresentativitĂ del territorio di appartenenza.
A maggio Boboli è nel pieno del suo vigore con le rose perfettamente sbocciate, gli agrumi baciati dal sole e le aiuole piene di vita: sarà divertente un confronto sensoriale da fare tra le fragranze e gli oli essenziali e le specie botaniche viventi del giardino, per capire e valutare istantaneamente il profumo di una pianta di “rosa damascena” della collezione botanica, con due gocce di essenza.
La mostra è l’unica manifestazione dove si vendono dei prodotti nel giardino mediceo, nei suoi quattrocento anni di storia, e l’ubicazione nell’Orto della Botanica inferiore scaturisce dal fatto che qui in origine esisteva un edificio adibito a spezieria, distrutto sul finire del Settecento, dove presumibilmente con i fiori del giardino gli antichi profumieri ed erboristi distillavano profumi e balsami medicamentosi.
Oltre all’esposizione, si terranno in contemporanea alcuni eventi collaterali, e la testimonial ufficiale che accompagnerà i tre giorni profumati, sarà il mimo Martina Carrai: nei giorni della kermesse verrà presentato “L’Antico Ricettario Fiorentino, tra storia scienza e leggenda”, il corso di formazione per “fragance designer” dedicato agli appassionati di profumo e tenuto da Fernanda Russo e Mariantonietta Rasulo, il laboratorio interattivo sulla bellezza e la cura delle mani tenuto da Mary Anny Florence. Inoltre visite guidate e gratuite all’Orto Botanico dell’Istituto Agronomico d’Oltremare e presso l’Ente CRF di Via Bufalini, si terranno visite alla mostra “Porcellane e cappelli fioriti da Firenze nel mondo”. L’ingresso alla manifestazione sarà dal cancello di Porta Romana e l’ingresso  è gratuito, così come gratutita sarà la visita ai giardini per tutti i cittadini fiorentini muniti di documento d’identità .
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Stefania Pianigiani
Castello della Paneretta, il castello di-vino
Il mio articolo sulla rivista Toscana & Chianti News sul Castello della Paneretta.
C’è un lembo del territorio del Chianti Classico nel comune di Barberino Val d’Elsa, e proprio qui, non lontano dal celeberrimo luogo di Monsanto, lungo la via che porta verso Olena, sorge il Castello della Paneretta.
Il fortilizio, sorge su un crinale e fu costruito dopo la battaglia di Montaperti tra senesi e fiorentini del 1260, dopo che i ghibellini abbandonarono il vicino mastio di Cepparello. All’inizio era soltanto un antica torre medievale,  poi impreziosita e allargata nel tempo da torri angolari, mura massicce e merlate.
In una delle torri angolari è presente la cappella, ed è grazie a Ludovico Capponi, sul finire del millecinquecento, che fu intrapresa l’opera di trasformazione. Ampie zone aperte nella facciata e nel 1596 il Poccetti ne affrescò il loggiato.
Nel 1669 il ramo della famiglia Capponi si estinse e per matrimonio il castello passò ai Riccardi che ne rimasero proprietari fino al 1871 quando, completata la sua definitiva trasformazione in villa, divenne proprietà degli Strozzi.
Il castello oggi è la sede di un importante azienda vinicola che ha scelto di utilizzare solo vitigni autoctoni come Sangiovese, Canaiolo e Colorino
Stefania Pianigiani
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No commentsTrequanda, l’antico castello tra Siena e Chiusi
Questo è il mio articolo sul borgo di Trequanda, sulla rivista Toscana & Chianti News di aprile.
Trequanda appare da lontano su un colle, circondato da fitti boschi e da ordinati coltivazioni di ulivi e vigne. Di origine antica, il borgo sorse in funzione di castello sulla strada che univa Siena a Chiusi. Il suo nome ha origini oscure: qualcuno sostiene che deriva dall’eroe etrusco Tarkonte, altri dalla modifica della parola “terra quadram”, terra quadrata, a sottolineare la posizione isolata .Il centro storico è sorvegliato da due porte la Porta al Sole e la Porta al Leccio, mentre l’antica Porta a Buggea è andata distrutta. Il borgo è dominato dall’imponente torre cilindrica del Castello Cacciaconti in pietra bianca e mura merlate, e al suo interno è custodito un giardino all’italiana.
Questo massiccio edificio, che si trova su una rupe, oltre alla torre ha conservato bene anche la parte del “Mastio”. Fulcro del paese è la piazza Garibaldi, dove si trovano il Municipio e la chiesa della Madonna della Rosa, che prende il nome da Suor Rosa Generali, che usava ritirarsi in preghiera in questo luogo. Il  Palazzo del Comune si presenta con un ampia facciata, divisa a metà dalla merlata torre civica con l’orologio, mentre la facciata posteriore che si sviluppa intorno ai giardini pubblici, presenta i resti dell’antico palazzo medievale. La facciata a mattoni, è caratterizzata da bifore e trifore con archi a tutto sesto. La chiesa del paese è dedicata ai Ss. Pietro e Andrea,  un tempo appartenuta ai Frati Umiliati, con la facciata  adorna da conci bianchi e neri. Uscendo dal paese, dalla parte del castello, si incontra la Chiesa del Sodo impreziosita da un affresco del quattrocento, che rappresenta la “Madonna con il bambino”.
Uscendo dal paese, dalla parte del castello, si incontra la Chiesa del Sodo impreziosita da un affresco del quattrocento, che rappresenta la “Madonna con il bambino”. Altro edifico singolare, poco fuori le mura è la Torre del Molino a Vento, vicino ad un bosco di lecci. La sua particolarità è che oltre ad essere cilindrica, sulla sommità porta una corona ottagonale decorata con cornici e mensole di terracotta Molto particolare, si presenta all’occhio del visitatore anche il suo interno: un importante scala a chiocciola sale dal piano terra, fino all’ultimo piano e le parti e la volta sono adornati da più di cinquecento nidi di terracotta, disposti a scacchiera. Questi sono i nidi che usano i colombi al quale accedono attraverso bifore disposte lungo le pareti del mulino.
Stefania Pianigiani
No commentsTaste 2013, la Leopolda a Firenze s’improfuma di buono
Qualcuno dirĂ la Leopolda che s’improfuma? Non siamo mica nel periodo di “Fragranze”, tranquilli, profuma di buono perchè arriva “TASTE” DAL 9 ALL’11 MARZO, il salone dell’Enogastronomia. Questo il mio articolo per TOSCANA & CHIANTI NEWS.
Non è facile trovare ogni anno gli ingredienti giusti per rendere un evento un grande appuntamento sempre diverso, sempre attraente, ma il “Gastronauta Davide Paolini” a Firenze con Taste ci riesce sempre. La manifestazione si svolge quest’anno dal 9 all11 marzo nel grande padiglione espositivo della Stazione Leopolda. Taste, la grande vetrina delle eccellenze enogastronomiche italiane ad ogni edizione crea motivazioni importanti sia per i miglia di visitatori che si aggirano per la struttura, sia per gli espositori. Un traguardo importante per la grande kermesse, che di edizione in edizione si è consolidata nel panorama italiano e internazionale, acquisendo i connotati di manifestazione multi target, capace di valorizzare dalla pasta alla birra in un unico mix.
La divisione è in aree tematiche dei prodotti, permette di orientare e guidare il visitatore appassionato sia gli specialisti di settore destinandoli ad un incontro professionale tra domanda e offerta. Si va dal reparto dedicato ai salumi e ai formaggi, passando per pasta, salse e sughi, fino ad arrivare alle birre e a tutti i complementi dell’arte dolciaria Un itinerario studiato nei minimi dettagli che permette prima di degustare e infine di acquistare le specialità di nicchia direttamente dai produttori. Per non parlare di “Fuori di Taste”, il circuito gastronomico a cavallo delle vie e dei locali cittadini, un intrigante percorso di cene, presentazioni di libri ed eventi: non solo cibo quindi, ma fashion, arte e produzioni gastronomiche di alto pregio. Taste un grande contenitore di eventi, con un programma che prevede tutta una serie di premi, iniziative speciali che contribuiscono ogni volta ad animare i tre giorni della manifestazione.
Non mancheranno gli spazi dedicati ai sapori del mare con i prodotti ittici più pregiati. Poco vino, ma tante birre artigianali provenienti dal nord a sud della penisola. Altra zona di interesse e fucina di idee è l’”Arena”, dove grandi chef, produttori e esperti di settore danno vita a discussioni e dibattiti sempre in tema agroalimentare.
Altro spazio espositivo da tenere d’occhio il padiglione laterale con i “complementi artistici”, ovvero tutto quello che necessita alla presentazione di un determinato prodotto, da un piatto di design, a una tovaglia fatta a mano passando per installazioni attinenti al tema enogastronomico.
Stefania Pianigiani
2 commentsBagno Vignoni, la vasca in piazza
Il mio articolo apparso sulla rivista Toscana & Chianti News.
Percorrendo l’antica Via Cassia verso Roma, da Siena, dopo un po’ ci imbattiamo nella Val D’Orcia con ondate senza fine di colline arrotondate, crete gialle e marroni che sembrano appartenere ad un irreale realtà . Superato l’abitato di San Qurico D’Orcia, la strada a un certo punto di dirama per il piccolo paese di Bagno Vignoni, situato in una pianura tra Vignoni castello e il fiume Orcia. Data la sua vicinanza con la Via Francigena, che portava i pellegrini nella città di Pietro, le sue acque favorirono la conoscenza e l’uso ai viaggiatori che sostavano lungo il cammino.
I bagni della piccola stazione termale,sono famosi fin da epoca romana: vi si curò anche Papa Pio II Piccolomini, Lorenzo il Magnifico, ammalato di artrite, e Santa Caterina da Siena, che sceglieva questo luogo per raccogliersi in preghiera.
Antica e rarefatta è l’atmosfera della sua piazza, costituita da una grande vasca di acqua surgiva., proveniente da sorgenti molto profonde. L’acqua sale da una profondità di mille metri e sgorga a una temperatura di 52° raccogliendosi nella magnifica “piazza d’acqua”. Queste acque sono ricche di solfato di magnesio e solfato di calcio, che servono per curare le malattie delle ossa, delle mucose e della pelle.
Nella piazza vi si affacciano edifici medievali e rinascimentali, la cappella e il decorativo loggiato dedicati a Santa Caterina. Nella chiesa di San Giovanni Battista, si può vedere il frammento restaurato dell’affresco dedicato a “Cristo Risorto” e attribuito a Ventura Salimbeni. Nel 1167 il Granduca Cosimo III dette in feudo a Flavio Chigi, un potente cardinale, San Quirico D’Orcia, Vignoni e Bagno Vignoni: quest’ultimo con le terme unite a tre mulini, un osteria, qualche terra, e otto case, passarono alla famiglia Chigi, ai cui discendenti tuttora appartengono in parte.
Sul pendio che degrada verso il fiume, si trova il parco dei Mulini, un interessante testimonianza di costruzioni e tecniche di utilizzo delle acque che risalgono al Medioevo. Questi mulini si distinguono per la particolare morfologia con ambienti scavati nella stessa rupe di travertino formata dai depositi carbonatici dell’acqua termale.
Non troppo distante dal borgo e dai mulini, si trova il castello di Vignoni, con un alta torre che svetta sulla pianura sottosatante. Il maniero fu fatto costruire nel 1398 con le rendite di Montalcino, e che fa parte di tutto quel sistema di fortilizi senesi fiorito in val d’Orcia nel periodo medievale.
Stefania Pianigiani
No commentsLa basilica dei Servi a Siena
Se, passeggiando per Siena, precisamente poco dopo l’imbocco del Casato (dalla via dove il Palio entra in Piazza), e notate tante persone ferme ad ammirare e fotografare qualcosa, lasciatele ripartire e poi affacciatevi in cima al vicoloed ammirate! Ammirate l’imponenza della Basilica dei Servi, con la campagna senese che l’abbraccia tutto intorno e il vile di cipressi che la incornicia,  siete davanti ad uno dei panorami più belli che la città senese offre.
I frati Servi di Santa Maria, arrivarono a Siena intorno al 1250. Dopo un primo periodo trascorso fuori dalle mura, extra moenia, a sud della città , furono invitati dal comune a costruire il loro convento, all’interno della cinta muraria, sul colle di Castel Montorio. L’Ordine dei Frati Servi di Maria, sorto come espressione di vita evangelico-apostolica, è una comunità di uomini riuniti nel nome del Signore Gesù che si impegnano a testimoniare il Vangelo in comunione fraterna, originato dall’esperienza di vita comunitaria di sette laici fiorentini. La chiesa dei Servi nasce sull’area della preesistente e allora fatiscente chiesa di san Clemente.
I “Servi”, come amano chiamare i senesi questa basilica, si leva alla sommità di un alta gradinata, su un solitaria piazza dominata da imponenti cipressi secolari. La facciata del quattrocento, non è mai stata terminata, si presenta semplice ed austera, con un solo portale, sormontato da due rosoni. L’interno si sviluppa su una pianta a croce latina, ed è l’accorpamento di più stili: alto rinascimentale nelle tre navate, gotico nel transetto e nell’abside, barocco negli altari laterali. La chiesa è stata consacrata nel 1533 con il titolo di “dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria Protettrice e Ausiliatrice” della Città  e della Repubblica di Siena. La sua torre campanaria, di epoca romana, è visibile da lontano: è costituita da quattro ordini di finestre, che vanno da monofore a quadrifore. A metà degli anni venti del secolo scorso, ha subito l’innalzamento delle cuspidi che conferiscono ad essa l’aspetto attuale molto più slanciato, simile a quello del campanile del Duomo di Siena. Al suo interno una ricchezza infinita di opere d’arte: a destra del secondo altare si trova la bellissima Madonna del Bordone, opera duecentesca di Coppo da Marcovaldo. Al quinto altare c’è la movimentata Strage degli Innocenti di Matteo di Giovanni, autore anche della Madonna nella lunetta. Nella seconda cappella a destra della maggiore all’altare, si trova la “Madonna del Popolo” di Lippo Memmi.
Pietro Lorenzetti ha dato il suo contributo nell’abbellimento della chiesa con la parete dove è raffigurata nuovamente una “Strage degli Innocenti”, e gli affreschi con il “Banchetto di Erode” e il “Transito di San Giovanni”.Magnifico l’altare  sormontato dall’Adorazione dei Pastori del pittore Taddeo di Bartolo, la statua della Madonna Addolorata completamente in carta pesta. Inoltre sono custoditi all’interno della chiesa l’urna con il corpo incorrotto del Beato Francesco Patrizi OSM e il reliquario e l’urna del Beato Gioacchino Piccolomini OSM.
Stefania Pianigiani articolo scritto per Toscana & Chianti News
No commentsIl giardino delle meraviglie è quello della Foce a Chianciano
Di questo bellissimo giardino ne avevo già parlato, poi è capitata una seconda occasione, e ne è uscito un articolo sulla rivista TOSCANA & CHIANTI NEWS.
La Foce è il nome dell’antico valico che dista circa cinque km da Chianciano e una sessantina da Siena, e da il nome alla villa, che negli anni venti , i giovani sposi Antonio e Iris Origo, scelsero come dimora, trasformandola sapientemente negli anni, regalandogli un aspetto incantato con vista sull’Amiata, e sulle dolci colline della Val d’Orcia.Oggi questa splendido complesso è custodito dalla figlia dei coniugi Origo, Benedetta, la quale, con passione e dedizione si occupa della tenuta e dello splendido giardino.  Il giardino, è aperto al pubblico dal 1997,  e ogni mercoledì pomeriggio, il visitatore viene catapultato in questo paradiso, progettato dal grande architetto inglese Cecil Pinsent , che in ogni stagione regala scorci e atmosfere magiche.
L’inverno permette una visione chiara della struttura del giardino, delimitato da siepi di bossolo e alloro, scale in travertino e fontane, e che diventa meno informale pian piano che ci allontaniamo dalla casa. La Foce è una combinazione perfetta nel far convivere insieme il giardino all’italiana e giardino all’inglese, nella sua capacità di rendere armoniche piante sia coltivate che selvatiche. Nel rispetto della tradizione toscana, anche quì troviamola limonaia che d’inverno ospita gli agrumi, e con l’arrivo della primavera verranno posizionati  nel giardino dei limoni sopra piedistalli di marmo per farli baciare dal sole. Muri ornati di vasi di pietra, cingono il parco, adornati dalla “Clematis Armandii”, rampicante con fiori bianchi,la prima varietà a fiorire nel corso dell’anno.
E i rampicanti sono disseminati un po’ ovunque sui muri della proprietà , e la regina di questa specie di piante è senza dubbio la rosa “Pierre de Ronsard”, profumatissima, con le sue tonalità bianco rosato, che spuntano in varie zone del giardino, trasmettendo eleganza e delicatezza. L’attrazione della Foce, resta comunque il “Voltabotte” : un lunghissimo pergolato di glicine, che a maggio diventa una nuvola viola, intensa di profumo, e dopo la fioritura, lascia il posto a baccelli vellutati. Insieme al glicine ogni tanto sono intrecciate delle piante di rosa banksiae, che fanno da anteprima al giardino delle rose. Questa è la parte più “British” della tenuta, con aiuole di rose protette da lunghe bordure di agli decorativi, lavande  e peonie. Ma il Voltabotte è anche il principale punto da dove ammirare le diverse quote dei livelli che si susseguono, con le siepi di boxus sagomate, le erbacee perenni, come le campanule che spuntano tra le fessure lungo la scalinata, la grotta di alloro che garantisce il fresco anche in piena estate.
Oltre a piante e fiori, anche l’acqua ha il suo ruolo predominante: un piccolo e raccolto giardino fa da cornice alla fontana dei delfini, mentre nel “Giardino di sotto”, imponenti cipressi abbracciano una vasca d’acqua, sorvegliata da una scultura e di fronte allo specchio d’acqua, coccolata da aiuole all’italiana si trova la grotta , con le sembianze di un ninfeo che custodisce una bellissima fontana. Il giardino è cosparso da una serie di “belvedere”, che spaziano sulla valle, ma soprattutto l’occhio non può fare a meno di posarsi sulla meravigliosa forma a zig zag della strada di San Bernardino, affiancata dai maestosi cipressi, strada fatta costruire dopo il 1935 da Antonio Origo e divenuta uno dei simboli della Toscana nel mondo.
STEFANIA PIANIGIANI
No commentsBac installazioni contemporanee a Pievasciata
Ecco il mio articolo su Toscana & Chianti News di luglio.
Passando lungo le strade del Chianti, all’improvviso si resta folgorati da un istallazione contemporanea che proprio non ci si aspetta: una grande bottiglia di vino, campeggia all’incrocio che dalle “Granchiaie”porta a Pievasciata. E’ collocato strategicamente, sopra l’Arbia, il blocco unico di lava vulcanica, opera dell’indonesiano Edi Susilo, che non a caso si chiama Chianti Classico, volendo far capire che il vino non si annacqua. Del resto, questo è il fiume della famosa battaglia di Montaperti, luogo di scontro tra senesi e fiorentini, il fiume che si tinse di rosso, e rosso è anche il vino del “Chianti Storico”.
Continuando per la strada bianca, si arriva a Pievasciata, ed è qui che troviamo il cuore del “Bac”, Borgo d’Arte Contemporanea. Di fronte alla Pieve di San Giovanni Battista, trova il suo spazio “Incomunicabilità ” di Piero Giadrossi, grande figura del territorio chiantigiano, nonché fondatore e ideatore del Parco Sculture del Chianti. Incomunicabilità sta a rappresentare il non dialogo: due cabine telefoniche originali inglesi, con due manichini, un uomo e una donna, che si telefonano invece di aprire le porte e parlarsi. E’ proprio dal Parco Sculture del Chianti che è partita l’idea di coinvolgere artisticamente altre aziende presenti nel territorio, e una grande mano l’hanno data sia il comune di Castelnuovo Berardenga, chela Provinciadi Siena.
 Il progetto ha avuto il via lo scorso anno, e dopo che sono stati localizzati alcuni siti idonei e identificati i proprietari, alla fine questo è il risultato. Quattro opere sono state già installate, due sui terreni delle istituzioni, due su terreni dei privati. Il progetto “Bac”, una riqualificazione urbana e paesaggistica attraverso l’arte, prevede almeno una dozzina di installazioni di arte contemporanea tra Pievasciata e dintorni.
 Ma visto che Siena non dista tanti km, viene spontaneo scorger tra le opere l’”Omaggio al Palio”: sulla provinciale che da Pievasciata, porta a Vagliagli, scalpita un cavallo in acciaio corten tagliato al laser, ideato dall’artista italiano Sandro Bessi. Si termina il viaggio, momentaneo, a Casuccio Tarletti, presso le Tenute Toscane di Bruna Baroncini, che accoglie il progetto artistico “Struzzi metropolitani”, del cinese Yu Zhaoyang . Un uomo e una donna realizzati in metallo, altre oltre cinque metri. In origine le due figure, guardavano dentro a dei grattacieli, ma Alessandro Pinciani ha avuto l’idea dei cipressi. Il contemporaneo che si inserisce perfettamente tra il paesaggio chiantigiano, è una bella visione, vedremo in futuro quale altre opere, verranno a far parte del Bac.
 STEFANIA PIANIGIANI
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