Da anni le mie vacanze di giugno, in concomitanza con il mio compleanno, normalmente sono nelle regioni del sud Italia.
Quest’anno ho fatto un eccezione e sono andata in Istria. Una Maremma con annessa la provincia di Siena dentro, l’Istria per me si è rivelata così. Bella, ospitale e generosa con le persone. Premetto che ne ho visitata circa il 60% del suo territorio, perché ci sono talmente tante cose da vedere e da fare che merita più viaggi per approfondirla meglio.
Della mia permanenza in questa parte di Croazia, mi hanno colpito molte cose, ma una in particolare mi ha affascinato tanto Dvigrad (Duecastelli).

Un luogo in cui il silenzio non è assenza di rumore, ma presenza di storie. Questa straordinaria città medievale, inghiottita e protetta dalla fitta vegetazione dell’Istria, non è semplicemente un cumulo di rovine.
È un paradosso architettonico: una città fantasma pulsante di vita millenaria, dove le radici degli alberi si fondono con i resti dei torrioni in pietra. Una Monteriggioni con annessa la Badia Camaldolese di Volterra in veste croata, tanto per intenderci.
Passeggiare oggi tra le sue mura abbandonate nel XVII secolo a causa della peste e dei conflitti significa scendere a patti con il tempo. Ogni scalinata sbeccata, ogni arco di finestra che inquadra il cielo, la maestosità della Basilica di Santa Sofia evocano ancora la vita quotidiana di oltre duemila anime che un tempo popolavano questa fortezza.
Dvigrad non si visita: si ascolta nel fruscio delle foglie che si fa strada tra i bastioni monumentali e prima di andare via cercate con gli occhi “Barbalbero“. Alla fine del percorso vi aspetta per un saluto.

L’ingresso è gratuito e anche il parcheggio. Mettetevi scarpe comode e immergetevi in questo angolo di storia poco distante dal paese di Kanfanar.









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