Questa nota di Leonardo Romanelli è apparsa sul quotidiano Il Firenze venerdì 8 maggio:
Ora che i critici gastronomici sono diventati il bersaglio preferito di “Striscia la Notizia”, mi chiedo come fare a circolare ancora nei ristoranti fiorentini senza correre il rischio di essere lapidato, davanti ad una folla festante, magari mentre sto gustando una succulenta bistecca. Nel crollo delle istituzioni, pittuosto generalizzato ad onor del vero, una delle figure che più delle altre deve essere messa alla berlina è quella di chi giudica, di chi si arroga il diritto di dare una valutazione rispetto a quello che viene proposto, sia esso un film, una pièce teatrale, un libro, un’opera d’arte. Ecco che, dopo aver cercato di distruggere le istituzioni “serie”, come quelle dei giudici di un tribunale, si cerca di far passare il lavoro di un critico gastronomico come quello di un “mangia a sbafo”, sempre pronto a scrivere su ordinazione del gestore di un ristorante o del direttore di un albergo, quasi fosse un satrapo gaudente, che per una zuppa calda o un piatto di spaghetti fosse disposto a vendersi l’anima; che dire, le mele marce ci sono e ci saranno sempre, come capita in ogni settore della vita sociale. Nel campo enogastronomico ci sono da più di trent’anni, prima come cuoco, poi come gestore di una ditta di banqueting, sommelier ed infine come giornalista e “censore” di vini e ristoranti per le tanto vituperate guide, ma ad oggi, salvo una querela, non ho ricevuto minacce di attentati a vario titolo sulla mia persona. Mi aspetto, nell’immediato al massimo futuro, un piatto di pasta e fagioli completato con lassativo, o anche una zuppa di pesce con eccesso di peperoncino o pepe. Una via di fuga percorribile potrebbe essere quella di camuffarmi con barba e parrucca, come faceva il mitico Louis De Funes quando, nei film francesi degli anni Sessanta, rappresentava l’ostico ispettore della guida Michelin in visita nascosta; presentarmi sotto falso nome o con un cognome inventato è una pratica che faccio abitualmente, potrei imitare Dustin Hoffman in “Tootsie” e travestirmi da donna, basterebbe imparare a modulare la voce e farmi la barba a modo. In realtà penso di continuare a frequentare trattorie e luoghi del cibo senza paura, continuando a giudicare quello che mangio, nella convinzione di fare un servizio a chi legge. Male che vada, mi vedo sempre pronto a tornare ad indossare una giacca da cuoco, mettermi un grembiule e ricominciare a spadellare: giudico, è vero, ma con cognizione di causa!
Prendendo spunto da questo articolo vi voglio parlare della critica che si è travestita per davvero: Ruth Reichl.
Ho comprato il suo libro per caso, dopo aver letto una curiosa recensione su un settimanale…e ne sono rimasta folgorata:
Aglio e Zaffiri, vita segreta di una gastronoma mascherata.
E’ stato buffo perdersi fra parrucche di tutti i colori, occhiali dalle diverse montature, mise improbabili…e tutto questo per svolgere il suo lavoro, giudicare senza essere riconosciuta se un prodotto è fresco o no, se il locale è sempre impeccabile, se i camerieri e il maitre sono gentili, se la Caesar Salade o il fois gras sono stati eseguiti correttamente…
Vi consigli di leggerlo, per ridere, per sorridere, ma soprattutto per farvi capire cosa fa un critico gastronomico e vi assicuro che recensire ristoranti non è per niente una passeggiata…







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