L’estate ci ha portato ad assaggiare “bollicine” come il Selosse e “rosè” come il Billecarte. Ora con l’arrivo dell’autunno e dei primi freddi ci vuole qualcosa di più intrigante e corposo, e non è un caso se le cene in “Osteria” sono cominciate con “Le Pergole Torte”.
Informazione di servizio: questo post rappresenta il primo esperimento di articolo realizzato in collaborazione tra L’enogastrogiardinierageografica (per tutto ciò che riguarda le foto e la supervisione dell’articolo) e Capric (per i testi). Per fare gli splendidi diciamo che è realizzato “a quattro mani”!
L’occasione è stata la “Cena Montevertine e Cinta Senese con Martino Manetti” organizzata dall’Osteria Tornabuoni. Saltiamo i convenevoli e le formalità e andiamo al sodo…
Il primo antipasto era composto da un tortino di carciofi con fegatini al vin santo: davvero un gran bel modo di partire, con i carciofi molto morbidi che si sposavano bene con la fonduta di pecorino che faceva da base. A seguire una terrina di piccione con cipolline glassate: davvero un gran bel modo per continuare, sarebbe stato da farsi fare il bis.
Passando al primo, è stato servito un risotto con zucca gialla e funghi porcini. Sulla carta l’abbinamento zucca-funghi mi intrigava parecchio, però assaggiandolo mancava quel nonsocchè che legasse i due ingredienti principali. Buono, per carità, ma senza quella marcia in più che avevano gli antipasti.
Proseguendo, il secondo consisteva in un filetto di cinta senese alla griglia con lardo di colonnata. Carne molto tenera che si sposava bene con la salsa al Chianti Classico che la accompagnava.
Dulcis in fundo uno zuccotto alla Fiorentina del Vivoli: molto morbida la pasta sopra e il cuore del dolce giustamente cremoso. Non se ne trovano tanti in giro così…
Capitolo vini. Con gli antipasti il meno conosciuto della famiglia Montevertine, ovvero il Bianco (2007, fra l’altro l’ultima annata in quanto non ne faranno più). Colore giallo dorato, erba secca al naso: fresco e con una buona acidità ma non è sicuramente il classico vino bianco da accompagnare ad un pesciolino… meglio col prosciutto toscano. A seguire il Pian del Ciampolo 2007. Colore rosso molto scarico, in bocca è fresco, sembra proprio di schiacciare un acino trai denti. Non ha (e non vuole avere) una struttura muscolosa, è semplicemente un vino da bere senza stare a far troppa poesia.
Poi mini-verticale di Montevertine, con il 2006 e il 2004. Andiamo per gradi: il 2006 è scarico di colore come il fratellino minore Pian del Ciampolo: ancora troppo chiuso al naso e anche in bocca non si addomestica troppo. Sinceramente è un vino ancora troppo, troppo giovane: lasciamolo riposare ancora un po’, perché a stapparlo oggi gli facciamo un dispetto. Tutta un’altra cosa è il 2004. Il colore tende a farsi leggermente (ma leggermente) più scuro e al naso è un’esplosione di frutti rossi maturi (ciliegia in primis): ti avvolge incredibilmente tutto il palato e non ti stanca mai… anzi! È sicuramente molto più pronto del 2006, ma probabilmente può riservare ancora delle buone sorprese nel tempo.
Passiamo al clou della serata: Pergole Torte 2004. E’ un vino che stupisce per il suo equilibrio e la contemporanea complessità. Ancora frutta matura al naso, ma in maniera ancora più netta: appena lo assaggi ti riempie tutta la bocca e sembra non finire mai la sua lunghezza. Ancora non ha raggiunto il suo apice, sicuramente un altro po’ di tempo in bottiglia non gli fa altro che bene. C’è un grande filo conduttore per tutti i vini di Montevertine: che sono fatti per bere, ma soprattutto per ri-bere.
Note a margine: è istruttivo stare ad ascoltare Martino Manetti, il titolare, dalle cui parole emerge tutta la filosofia di Montevertine. Sentir parlare di vino in maniera schietta, diretta e senza superflue impostazioni è un vero piacere. E, come sempre, anche Andrea Gori si è infilato alla perfezione nei panni di presentatore della serata. Che è stata davvero una bella serata!
Scritto da Capric
Foto di Stefania








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