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Trequanda, l’antico castello tra Siena e Chiusi

17/04/2013

Questo è il mio articolo sul borgo di Trequanda, sulla rivista Toscana & Chianti News di aprile.

Trequanda appare da lontano su un colle, circondato da fitti boschi e da ordinati coltivazioni di ulivi e vigne. Di origine antica, il borgo sorse in funzione di castello sulla strada che univa Siena a Chiusi. Il suo nome ha origini oscure: qualcuno sostiene che deriva dall’eroe etrusco Tarkonte, altri dalla modifica della parola “terra quadram”, terra quadrata, a sottolineare la posizione isolata .Il centro storico è sorvegliato da due porte la Porta al Sole e la Porta al Leccio, mentre l’antica Porta a Buggea è andata distrutta. Il borgo è dominato dall’imponente torre cilindrica del Castello Cacciaconti in pietra bianca e mura merlate, e al suo interno è custodito un giardino all’italiana.

Questo massiccio edificio, che si trova su una rupe, oltre alla torre ha conservato bene anche la parte del “Mastio”. Fulcro del paese è la piazza Garibaldi, dove si trovano il Municipio e la chiesa della Madonna della Rosa, che prende il nome da Suor Rosa Generali, che usava ritirarsi in preghiera in questo luogo. Il  Palazzo del Comune si presenta con un ampia facciata, divisa a metà dalla merlata torre civica con l’orologio, mentre la facciata posteriore che si sviluppa intorno ai giardini pubblici, presenta i resti dell’antico palazzo medievale. La facciata a mattoni, è caratterizzata da bifore e trifore con archi a tutto sesto. La chiesa del paese è dedicata ai Ss. Pietro e Andrea,  un tempo appartenuta ai Frati Umiliati, con la facciata  adorna da conci bianchi e neri. Uscendo dal paese, dalla parte del castello, si incontra la Chiesa del Sodo impreziosita da un affresco del quattrocento, che rappresenta la “Madonna con il bambino”.

Uscendo dal paese, dalla parte del castello, si incontra la Chiesa del Sodo impreziosita da un affresco del quattrocento, che rappresenta la “Madonna con il bambino”. Altro edifico singolare, poco fuori le mura è la Torre del Molino a Vento, vicino ad un bosco di lecci. La sua particolarità è che oltre ad essere cilindrica, sulla sommità porta una corona ottagonale decorata con cornici e mensole di terracotta Molto particolare, si presenta all’occhio del visitatore anche il suo interno: un importante scala a chiocciola sale dal piano terra, fino all’ultimo piano e le parti e la volta sono adornati da più di cinquecento nidi di terracotta, disposti a scacchiera. Questi sono i nidi che usano i colombi al quale accedono attraverso bifore disposte lungo le pareti del mulino.

Stefania Pianigiani

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