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L’antico castello di Barbischio

02/06/2011

Il mio articolo sul mensile  TOSCANA & CHIANTI NEWS.

La strada che porta al piccolo borgo di Barbischio, oppure come dicono i vecchi chiantigiani Barbistio, si presenta erta e ombrosa. Sarà per questo che il Buon Dio, ha voluto regalare durante il tragitto, due splendidi “fontini”? Il primo si trova appena prima che la strada incominci a salire, vicino al vecchio “Mulino” di Barbischio, un complesso abitativo che presenta caratteri medievali, dal quale emerge una torre, un portale ad arco e mensole di apparati a sporgere. Non si vede dalla strada, ma ci si arriva facilmente addentrandosi dentro al bosco. Un piccolo sentiero, un ponticino di legno, il rumore dell’acqua che sgorga, le felci tipiche del sottobosco: questo è il fontino  del “Canapaio” o delle “Borranine”. L’altro è di fattura più moderna, posizionato quasi all’arrivo del paese, alimenta di oro bianco tutti i gaiolesi.

 Barbischio è stata sede  di “castellare”, denominazione che veniva usata, quando un castello era  stato privato dell’impianto fortificato.

 Dell’antico castello, oggi rimane una torre che sovrasta l’abitato,  che testimonia l’antico romanico. Negli anni ottanta, alla parete della torre originaria, venne addossata una struttura che ha consentito il recupero a fini abitativi. Il Castello di Barbischio sovrasta il paese di Gaiole In Chianti, nel medioevo, capoluogo di un terziere della Lega del Chianti. Le sue prime notizie risalgono intorno alla fine dell’anno mille e se ne ha prove certe, provenienti dagli archivi abbaziali d di Badia a Coltibuono, e nel 1220il castello e la sua curtis furono date in feudo dall’imperatore Federico II di Svevia, ai conti Guidi di Battifolle. Sarà per questa dominazione che tuttora la chiesa del paese è sotto la Diocesi di Arezzo? Nel 1230 un incursione dell’esercito di Siena, danneggiò gravemente la fortificazione. Successivamente, come molti altri edifici della zona, divenne possesso della potente famiglia Ricasoli.

E’ un castello di antica tradizione, sempre conteso, osteggiato e bramato dai nemici, occupato anche dagli aragonesi nel 1478. Insieme ai vicini Montegrossi, Vertine e Meleto, tutti collegati a vista, Barbischio, faceva parte delle difese fiorentine, in quest’area di Chianti confinante con i domini senesi. Intorno a Barbischio, si snodano le antiche strade che portano da una parte all’altra del comune: sentieri immersi tra i boschi, regno di daini, cinghiali e allevamenti di maiali di Cinta Senese. Una strada fa arrivare fino a Montegrossi, paesello sormontato dalla diroccata torre dell’anno mille, mentre dal lato opposto, si arriva sia nel Valdarno che a Monte Luco, sede dell’imponente antenna della televisione, passando  prima dal podere “L’Aquila”.

E’ tradizione fare la festa il primo lunedì di settembre: alla sera le donne servono crostini e primi nell’aia e dopo balli, gioco della pentolaccia e la grande sfida del palo della cuccagna.  Palo unto in maniera così evidente che per arrivare a prendere i salumi fin sulla cima, ai baldi giovani ce ne vuole di allenamento. Rinomati sono i crostini neri delle “barbischiesi” fatti alla vecchia maniera, così come i crostini “verdi” con aglio, burro e prezzemolo, e quelli rossi con il sugo di pomodoro piccante.

Stefania Pianigiani

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