Mai mi sarei immaginata nella vita, di avere a che fare con un mostro sacro come lui, Odoardo Beccari, il Botanico-Vignaiolo, come lo chiamo io, che il 25 ottobre del 1920, lasciava le sue amate piante e le sue vigne, per raggiungere il regno dei cieli.

A cent’anni dalla sua partenza terrena, sono qui a scrivere di questo giardiniere-paesaggista-naturalista, per descriverlo con i termini odierni, e mi sento tanto “piccina” nei suoi confronti, ma allo stesso tempo onorata e consapevole, di amare i fiori e il vino come lui.

Odoardo era uno “avanti”, per dirla con il mio pensiero e per i tempi in cui è vissuto: un Botanico con la B maiuscola, e un Vignaiolo che amava Radda e il Chianti, tanto che nella fattoria di Vignavecchia, ci ha passato tanto tempo.

Amava il vino, amava le vigne, una passione che ha tramandato negli anni alla sua famiglia, portando i vini di Vignavecchia a essere conosciuti in tutto il mondo.

Un esploratore indiscusso, i cui scritti sono intrisi di alcuni dei concetti base della moderna botanica. Appassionato di palme e di Sangiovese, ha tracciato una linea tra l’esotico e la territorialità, che tutti noi dovremmo studiare.

Le sue adorate palme, che ha portato un po’ ovunque, e di cui ancora troviamo testimonianza anche al Castello del Bisarno a Firenze: mi sono sentita fortunata a oltrepassare quel cancello, a vedere la sua collezione botanica.

Come una bambina al parco giochi, ho guardato, percepito i profumi, mi sono meravigliata, e ho capito quanto amore aveva quest’uomo per la natura.

Dalle foreste del Borneo, alla sua amicizia con Giacomo Doria (altro grande botanico italiano), i suoi viaggi e le sue scoperte sono state di un’importanza eccezionale, tanto che il cosiddetto fiore cadavere (Amorphophallus titanum), ovvero l’infiorescenza più grande del mondo, è ancora motivo di studio e di stupore.

Le piante e il vino, il Borneo e il Chianti, i viaggi e la passione per la campagna. Tratti della sua esistenza, che Paolo Ciampi, di recente, ha messo su carta: Le bottiglie di Odoardo (Betti Editrice), raccontando di bottiglie di Chianti che portano in etichetta fiori esotici, di mondi distanti e di mondi che si possono trovare in un bicchiere di vino, di viaggiatori che rimangano tali anche restando fedeli alla propria terra.

E allora oggi un brindisi lo facciamo noi a te, grande Odoardo Beccari, per tutto quello che ci hai regalato negli anni, per le tue scoperte, le tue collezioni botaniche, e per essere stato uomo fiducioso a credere che Radda e il Chianti Classico, sarebbero entrati nell’olimpo dei vini più famosi al mondo.





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