I Giardini delle Meraviglie

Gli ultimi giardinieri di Boboli: bisogna tramandare questo antico mestiere

04/08/2011

Ringrazio di cuore Nadia Fondelli di Toscana & Chianti News, per avermi dato la possibilità di scrivere questo articolo. Penso che per una giardiniera com me, parlare di questi miti, sia un’esperienza unica…e grazie a Ivo Matteuzzi, per  tutte le cose che mi ha insegnato…..

 La primavera e l’estate, sono il periodo migliore per visitare Boboli, uno dei giardini più estesi e famosi al mondo, anche se è sbagliato definire Boboli un solo giardino: viene spontaneo distinguere dentro il parco i “giardini tematici”, custoditi dai quattro agronomi, che di questo parco sanno vita, morte e miracoli. Erano poco più che ventenni  Ivo Matteuzzi,  Paolo Basetti, Massimo Paolieri e Massimo Pettini, quando sono entrati a lavoro nel “Giardino dei Medici” e in trent’anni, hanno recuperato le antiche collezioni di rose e di agrumi, riportando il parco ai fasti di un tempo.  Una superficie enorme, composta da sei ettari di prato, sette ettari di siepi e di  24 km di viali,tutti bordati da cordoli fatti con lo scarto delle pietre forti di Palazzo Pitti.

Viali, che sono stati costruiti con l’intento di passeggiarci a misura d’uomo. Ognuno dei “Fantastici Quattro”, ha una mansione ben precisa,che però alla fine risulta complementare al lavoro di tutti.

Ivo Matteuzzi, è considerato il “Signore delle rose”. È lui che personalmente pensa a curare e potare le antiche rose. Gran parte della  collezione si ammira nel giardino di fronte la “Palazzina del Cavaliere”: è qui che tra i muri che proteggono l’edificio, e le piccole aiuole di bosso,  dove spuntano  anche delle bellissime peonie, si ammirano la “Gloire de Dijon”, la May Qeen, la varietà cinese Luis XIV e la Geoges Diksons.  E’ stato anche l’artefice nel ricostruire i “festoni” lungo il “Viale dei Platani”, reimpiantando come nell’ottocento intorno al tronco di ogni platano una rosa:  la Rosa Banksiae, la Rosa Albertine, la “Cècile Brunner”, quest’ultima così eccezionale da essere soprannominata “La rosa degli innamorati”.  Vale la pena percorrere il lungo viale di cipressi, che termina alla cosiddetta “Vasca dell’Isola”: questa vasca è racchiusa da alte siepi di leccio perfettamente potate: un “rondò” a cielo aperto che racchiude uno specchio d’acqua, impreziosito da sculture e da una parte dei quasi cinquecento agrumi della collezione di Boboli..

 Agrumi che si dividono nella “Collezione Baby” e in quella degli “Adulti”. Massimo Pettini,ha il suo quartier generale nella “Botanica Inferiore: è l’agronomo-innestatore: la persona che dedica tutto il suo tempo all’innesto delle nuove piante che vanno dai più comuni aranci e limoni, fino alle specie più ricercate, come il bergamotto, il cedro variabile. Massimo Paolieri ha il compito dei “vegliare”, spostare e curare gli agrumi adulti, che oltre all’”Isola”, sono dislocati nella settecentesca limonaia. Infine Paolo Basetti che ha fatto rivivere l’antico “Giardino degli Ananassi”: ha riportato nel parco le ninfee e la collezione delle ortensie e ristrutturato le vasche d’acqua e i vialetti.

Oltre alle proprie mansioni specifiche, i quatto amici-giardinieri, si occupano anche degli oltre cinquanta esemplari di camelie, presenti nel “Giardino dei Principi”, curano l’antico frutteto dell’ottocento, e soprattutto mantengono attive le cinquanta varietà di uva da tavola, tra cui lo Zibibbo, l’Occhio di Pernice e l’Uva Galletta.Questa è la “Vigna di Boboli”, dove ogni singola pianta viene ancora legata al sostegno di legno con i rami giovani del “Salcio”.

Stefania Pianigiani 

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