Un sorso di vino bianco Cecione di Cecione, il sudore sulla fronte, la fetta di salame, la pausa, la ri-partenza, la festa, la fatica, da Renzo Marinai a Panzano questa è la battitura del grano.
Una carrozza tra le vigne principesse, moto tedesche tornate a far festa e non la guerra, un chicco di grano, quello del Senatore Cappelli, simile a una piccola palla da rugby, e la forza della squadra Firenze Rugby 1931 intenta a insaccare le balle.
Un glutine elastico come non mai che smania di forza e prepotenza tra le mani del pastaio Giovanni Fabbri, il grano che si inchina tra le viti e gli olivi al passaggio del vento, la forza dell’acqua e della farina a formare una pasta unica, forte e rispettosa della terra. Un grano tornato di diritto al suo posto, la genuita, l’amicizia, la fame e la sete, il sudore, la gioia degli occhi. Questo è quello che si carpisce quardando i volti dei battitori di grano, vecchi di mestiere, giovani nell’anima.
Renzo Marinai, ha Mozart in cantina, e Beethoven nel campo che orchestra la battitrice, le persone, il rumore dei chicchi di grano, il suono del vento. La semplicità e l’autenticità della campagna, quì sono rimaste intatte, basta vedere l’amore e la passione chei Renzo dedica al podere di Cecione.





























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